//Robot e l’importanza dell’empatia

Robot e l’importanza dell’empatia

Quando pensiamo allo sviluppo della tecnologia e alla prossima rivoluzione digitale dobbiamo pensare al fatto che sempre più dispositivi intelligenti e robot sono presenti tra noi.

Non è corretto parlare di una “prossima” rivoluzione perché questa rivoluzione sta già avendo luogo, dai telefoni cellulari, ai veicoli senza conducente e persino al nostro frigorifero. Qualcosa è certo, i robot sono già qui, e sono qui per rimanerci.

La questione non è se siamo d’accordo o meno della loro presenza ma è come saremo in grado di interagire con loro e quali criteri considerare per renderli sempre più “perfetti”. I parametri che avranno rilevanza non saranno certo i classici principi del design, come funzionalità e bellezza estetica, ma si aggiungerà un altro elemento essenziale: l’empatia del robot.

Proprio così, la tendenza di considerare l’empatia come fulcro per l’interazione tra uomo-macchina diventerà più forte man mano che più aziende capiranno che è questa la chiave per garantire l’uso della tecnologia.

È importante quindi affidare ai robot la capacità di capire come ci sentiamo, di cosa abbiamo bisogno e quali sono i nostri obiettivi. Possono quindi aumentare il nostro comfort aumentando di conseguenza l’empatia.

Prima di ogni cosa è doveroso considerare in che modo le persone sono in grado di sviluppare questo sentimento. Bisogna pertanto fare due distinzioni riguardanti l’empatia:

EMPATIA COGNITIVA
Si tratta della capacità di giudicare ciò che gli altri esseri umani pensano o vedono, cioè dal loro punto di vista. Rappresenta la facoltà di mettersi nei panni degli altri, una tipologia di empata difficile da padroneggiare per un’intelligenza artificiale perché i giudizi empatici dipendono dalla nostra capacità di immaginare l’evento come se fosse il nostro.

EMPATIA EMOTIVA
Il secondo tipo di empatia ci consente di riconoscere lo stato emotivo di un altro e di condividere la loro esperienza emotiva. Si manifesta nel momento in cui qualcuno prova un’emozione forte ma non desidera che gli altri lo sappiano, così ride ad esempio per coprire la tristezza. Come con l’empatia cognitiva, le nostre esperienze e capacità di identificarsi con l’altra persona aiuteranno ad identificare sentimenti sottili e complessi.

 

Ancora più difficile per l’intelligenza artificiale è la natura viscerale delle emozioni. Il nostro sistema nervoso, i muscoli, la frequenza cardiaca, l’eccitazione e gli ormoni sono influenzati dalle nostre stesse emozioni. Questa condivisione può essere un modo di comunicare la nostra empatia ad un’altra persona. Potrebbe anche essere fondamentale per capire cosa provano.

Rispecchiando le emozioni di un altro, abbiamo intuizione mediante lo sperimentare noi stessi l’emozione.

Alcune ricerche robotiche hanno utilizzato i sensori come mezzo per rilevare le risposte di emozione fisica di un umano. Il problema è, ancora una volta, che le costellazioni dei cambiamenti fisici non sono peculiari di particolari emozioni. L’eccitazione può segnare rabbia, paura, sorpresa o euforia.

A questo punto è giusto chiedersi “arriveranno dunque i robot empatici?”

I nuovi progressi nella tecnologia informatica continueranno a sorprenderci. Tuttavia, la vera empatia presuppone una significativa sovrapposizione di esperienze tra il soggetto dell’empatia e l’empatico.

Il mondo dell’IA sta cambiando rapidamente ma è difficile prevedere dove porteranno questi progressi tecnologici.